16/07/10 Dichiarazione di Resa dei Sindaci
La battaglia da combattere non è per mantenere l'assistenzialismo da parte dei governi centrali, province, regioni.

Qualche tempo fa il Sindaco di Campomorone ha affermato pubblicamente che, nonostante i ripetuti tagli della finanziaria, sarebbe riuscito a mantenere il livello di servizio alto come sempre. Campora è una persona seria: se ha detto una cosa si impegnerà per farla, e lo apprezzo.

L'atteggiamento generale, invece, non è bello: non è bella la "scusa preventiva" che emerge dall'articolo pubblicato su "Qui e non solo dintorni". E' una dichiarazione di resa ancora prima che la battaglia cominci.

Penso che alle amministrazioni comunali non venga chiesto di continuare a "farcela" anche se viene tolta loro l'aria anno dopo anno. Ritengo invece che alle amministrazioni venga richiesto di fare la rivoluzione e individuare le soluzioni che consentano loro di farcela da sole. Altrimenti: "a casa". Per fare questo è necessario imparare a guardare oltre i testi scritti nei codici e nelle gazzette ufficiali.

Non si tratta di fare vuoti discorsi di federalismo, autonomia, assistenzialismo, ecc., ma si tratta di individuare soluzioni che consentano ai comuni di gestire al meglio le risorse che hanno a disposizione, o che possano autonomamente trovare. E questo non si può leggere nei risvolti di leggi e regolamenti che quotidianamente uccidono l'iniziativa.

Si tratta di avere la capacità propria e personale, con l'aiuto dello staff, di rivedere i ruoli, di dare una spinta all'economia, di ottenere la giusta remunerazione per i servizi offerti.

Invece i comuni piangono, i comuni fanno feste per autocelebrarsi, gli esponenti comunali si fanno vedere di qua e di là. Perché il consenso è ben più importante del risultato in quanto ne potrebbe andare della loro rielezione.

Agli amministratori comunali, quindi, non si chiede di mantenere il consenso, ma di avere coraggio, il coraggio di fare la rivoluzione. Il consenso lo otterranno con una comunicazione corretta, educativa e trasparente, perché le persone desiderano sapere che cosa si fa e perché. Ma, soprattutto, con i risultati: se un servizio è buono, tutti siamo disposti a pagarlo il giusto, mentre non siamo disposti a pagare servizi scadenti, inefficienze e clientelismi più o meno palesi.

Se questi amministratori avranno il coraggio di rinnovare, saranno ricordati come dei grandi e certamente avranno la giusta ricompensa dalla popolazione e dall'elettorato. Al contrario, se si non saranno capaci non di cambiare le regole, ma di inventarne di nuove, avranno fallito, e sarà pianto e stridore di denti. Per tutti.

E' un compito gravoso e difficile. Chi non pensa di essere in grado di farlo, può tranquillamente rimettere il suo mandato senza che il suo onore sia leso e il rispetto per lui venga meno. Farà una figura ottima nei confronti della popolazione che amministra, che è l'unica entità che conta specialmente quando il governo centrale appare corrotto e decadente negli usi e nei costumi.

Il periodico "Qui e non solo dintorni" riporta una intervista al Vice Sindaco di Vobbia che dichiara di essere un "Operaio Aggiunto". L'affermazione è molto forte: le elezioni comunali non erano state fatte per avere degli Amministratori? Se, dico "se", le dichiarazioni rilasciate rispondono al vero esse non sono ammissibili. Gli amministratori comunali, i dirigenti, devono governare e non tagliare gli alberi. Altrimenti dovrebbero avere la coscienza sociale di rimettere onorevolmente il loro mandato.

A.F.